sabato 23 febbraio 2013

"L'ultima fuggitiva" di Tracy Chevalier

Dall’autrice di "La ragazza con l’orecchino di perla" e "Strane creature", è uscito in libreria in queste settimane anche "L’ultima fuggitiva", un romanzo che parla di due giovani donne, sorelle, che si imbarcano dal porto di Bristol alla volta dell’America. È il 1850 quando Honor e Grace Bright si imbarcano sull'Adventurer, un grande veliero in partenza dal porto inglese di Bristol. L'aria smarrita di chi non è avvezza ai viaggi, il bel volto offuscato dal mal di mare, Honor Bright sa che non rivedrà mai più Bridport, il paese in cui è nata, nell'istante in cui la nave si allontana dalle verdi colline del Dorset.

Troppo grande è il mare e troppo lontano è Faithwell, il villaggio dell'Ohio in cui Adam Cox, un uomo anziano e piuttosto noioso, attende sua sorella per prenderla in sposa. L'irrequieta Grace ha allacciato una corrispondenza epistolare con lui, culminata poi con la proposta di matrimonio, con l'intento di lasciarsi alle spalle l'angusta vita della piccola comunità di quaccheri in cui è cresciuta e abbracciare così nuove avventure. Honor Bright non condivide lo spirito temerario di Grace, ma Samuel, il suo promesso sposo, ha rotto il fidanzamento e la prospettiva di vivere in mezzo all'altrui compassione l'ha spinta a seguire la sorella al di là del mare.

Una volta giunte in Ohio, tuttavia, a un passo da Faithwell, Grace si ammala di febbre gialla e, tra le misere mura di un albergo, muore. Honor Bright si ritrova così sola in una nazione enorme ed estranea, divisa da un immenso oceano dall'amato Dorset. Non le resta perciò che Adam Cox come unica ancora di salvezza. A Faithwell, tuttavia, viene accolta con freddezza dall'uomo e dalla cognata vedova.

Tracy Chevalier regala un romanzo in cui il racconto del dolore e della sofferenza per il distacco da luoghi e persone amate si intreccia alla lotta per la liberazione degli schiavi d’America, in cui affetti e l'impegno civile si scontrano, eroismo e crudeltà finiscono per confondersi così come vita privata e storia sociale. Ma l’autrice è maestra anche nel mostrarci quello spazio naturale della rinascita che a pian piano emerge dalle rovine del passato, il fiorire lento di una nuova esistenza che poco a poco si impadronisce dei luoghi a lei deputati. Passioni contrastanti tutte vissute nell’animo femminile della protagonista che seguiamo fino alla fine nell’evolversi dei suoi tormentati stati emotivi, descritti con il garbo e la finezza psicologica cui la scrittrice ci ha abituati. Luoghi e tempi si impregnano come tessuti spugnosi delle persone che li attraversano, e nel momento in cui, per scelta o per obbligo, li si abbandona si finisce sempre per lasciarvi un po’ di sé. Se è vero che “partire è un po’ morire”, è altrettanto vero che al senso di fine che le partenze si lasciano alle spalle quasi sempre segue lo spiraglio di una nuova vita. E Tracy Chevalier con il suo nuovo romanzo sembra suggerirci proprio questo.

venerdì 22 febbraio 2013

In "Cico&Pippo" l'ironia di Altan sui luoghi comuni della disabilità

Un padre cieco e un figlio crudele che lo accudisce. Sono Cico e Pippo, i protagonisti di "Cico&Pippo", il libro con i disegni di Altan che Gallucci manda in libreria in questi giorni.

Altan è feroce e al tempo stesso acuto, libero e politicamente scorretto nel raccontare le vicende dei suoi personaggi. Attraverso la loro storia, l'autore descrive spaccati di vita quotidiana con un'ironia penetrante che non lascia spazio a buonismi e a falsi pudori. Scherzare sulla cecità può sembrare azzardato, ma in queste pagine si prende in giro quella "Cecità con Corona d'Alloro Sopra le Pupille Spente". Vengono demoliti i tanti luoghi comuni e il vittimismo con cui spesso sono indicati i disabili dalla società e da una certa letteratura, che preferisce nascondere dietro l'estrema correttezza formale il rifiuto e la paura dell'handicap. Nei dialoghi di Cico e Pippo si capisce che la cecità non impedisce al padre di essere asfissiante e ottuso. Il figlio lo tratta con crudeltà, anche per reazione ai suoi comportamenti assillanti.

Altan (Francesco Tullio Altan) è nato a Treviso nel 1942. Ha studiato architettura a Venezia, quando ancora pensava di progettare navi, poi si è trasferito in Brasile. Nel 1975 ha cominciato a collaborare con "Linus". Da allora ha pubblicato molti libri per bambini (14 per Gallucci) e per adulti. Ha realizzato decine di episodi animati per la tv ed è diventato noto a tutti con le fulminanti vignette per "L'Espresso" e "la Repubblica". Nella stessa collana ha pubblicato Trino e Tunnel.

fonte: AdnKronos

giovedì 21 febbraio 2013

Il veleno dell'oleandro di S. Agnello Hornby

Pedrara. La Sicilia dei Monti Iblei. Una villa perduta sotto alte pareti di roccia tra l'occhieggiare di antiche tombe e il vorticare di corsi d'acqua carezzati dall'opulenza degli oleandri. È qui che la famiglia Carpinteri si raduna intorno al capezzale di zia Anna, scivolata in una svagata ma presaga demenza senile. Esistono davvero le pietre di cui la donna vaneggia nel suo letto? Dove sono nascoste? Ma soprattutto, qual è il nodo che lega la zia al bellissimo Bede, vero custode della proprietà e ambiguo factotum? Come acqua nel morbido calcare i Carpinteri scavano nel passato, cercano negli armadi, rivelano segreti - vogliono, all'unisono, verità mai dette e ricchezze mai avute. Tra le ombre del giorno e i chiarori della notte, emergono influenze di notabili locali, traffici con i poteri occulti, e soprattutto passioni ingovernabili. Le voci di Mara, nipote prediletta di Anna, e di Bede ci guidano dentro questo sinuoso labirinto di relazioni, rimozioni, memorie, fino a scavalcare il confine della stessa morte.

Simonetta Agnello Hornby ritorna in Sicilia con il romanzo familiare "Il veleno dell'oleandro" (Feltrinelli) e mette a fuoco un micromondo che pare allargarsi, con un brivido, a rappresentare i guasti, le ambizioni e le ansie di liberazione dell'universo famigliare, tutto intero.

Il romanzo corteggia il giallo (o il noir): si avverte la presenza di un mistero, aleggia il sospetto di un pericolo imminente, i gesti si prestano a una lettura contraddittoria, luci notturne e canti esotici che vengono da lontano suggeriscono la possibilità di presenze inquietanti; però non è un giallo, né un noir, anche se la spiegazione di tutte le vicende viene offerta soltanto verso la fine.

sabato 16 febbraio 2013

Le tre minestre di Andrea Vitali

Che la vita adulta porti con sé i segni indelebili della fanciullezza è innegabile, ciascuno di noi custodisce dei ricordi, delle immagini che si scolpiscono nella memoria e vi restano ad aeternum. Se poi - come spesso accade nei bambini - si è dotati di una spiccata fantasia è facile che certe raffigurazioni finiscano per imporsi fino a trovare spazio - magari complice il mestiere di scrittore - fra le pagine di un libro. Nel caso di Andrea Vitali è stato così: la ministra, le tre zie zitelle e la campagna comasca si sono sedimentate e hanno dato vita a un romanzo breve, o meglio un romanzo-ricettario.

"Le tre minestre" che danno il titolo al racconto autobiografico di Vitali rappresentano, con un espediente letterario originale e spassoso, tre Ministre: dell'Interno, degli Esteri e dell'Agricoltura. Sono le tre zie che hanno accompagnato gli anni della sua infanzia, preposte alla conduzione delle faccende domestiche, alla cura dell'orto di casa, all'educazione del protagonista e più particolarmente della sua educazione culinaria. "Tutte e tre con uno spiccato, condiviso senso dell'economia che aveva il suo inconfondibile profumo, quello dei 'fregui de bonbon', i frammenti dei biscotti che, forse oggi verrebbero probabilmente gettati, ma allora venivano venduti a prezzo inferiore."

Il racconto di Vitali gira intorno alle qualità attribuite ai cibi nella saggezza popolare, più particolarmente alle presunte virtù terapeutiche del pane di farina bianca, destinato a curare sia i malanni del vecchio nonno, sia le galline malate del pollaio di casa. Originario del lago di Como, l'autore propone uno spaccato di vita vissuta e di costume, con ironia e in sottotraccia una delicata nostalgia. A questo autentico tuffo nel passato - siamo negli anni Cinquanta - contribuisce anche il verace ricettario di piatti della tradizione locale che completa il racconto.

Tra le pagine scorrono veloci le immagini della periferia adiacente alle sponde del lago di Como, di quell’Italia popolata da uomini e donne che, memori delle ristrettezze della Guerra, vivevano ancora con la morigeratezza dei tempi dalla crisi. Un racconto intenso e delicato dove l’affetto e la nostalgia per gli anni sereni dell’infanzia passano attraverso la descrizione delle tradizioni familiari o l’uso del dialetto, le ricette delle zie e i rimedi naturali, a dire l’intimità e la semplicità di un’esistenza fatta di sacrifici e di fatiche e tuttavia dignitosa e autentica. È una letteratura dei luoghi vissuti quella proposta da Vitali, la storia di un passato che non esiste più ma che resta vivo nel ricordo e fa da motore per la scrittura, innescando implacabile il confronto con un presente che per certi versi (vedi la povertà di ritorno) lo ricorda identico, ma i cui valori si sono irrimediabilmente persi.

giovedì 14 febbraio 2013

Le parole per dirlo: a Rovereto San Valentino Sos

Catullo, Neruda, Properzio, Eluard e Prévert sono i poeti preferiti della vostra fidanzata ma voi, di inni all'amore, proprio non ci capite nulla? Oppure vi mancano le parole per dichiarare il vostro amore? E ancora: la vostra “Valentina” minaccia di lasciarvi per via della scarsità lessicale o, al contrario, il vostro “Valentino” è un inguaribile sentimentale e voi vi esprimete solo a monosillabi?

Per omaggiare la tradizionale ricorrenza in fatto di questioni di cuore, quest'anno la Biblioteca civica “G. Tartarotti” di Rovereto offrirà ai suoi utenti un servizio molto particolare: per evitare che la festa più romantica dell'anno possa trasformarsi in una catastrofica figuraccia, il 14 febbraio, dalle 15 alle 17 presso le sale di corso Bettini, sarà possibile “prendere in prestito” uno scrittore. O chiedere un rimedio contro “il mal d'amore”. Alcuni professionisti aiuteranno infatti gli innamorati più impacciati, privi di idee e fantasia, a mettere nero su bianco i propri sentimenti e a comporre un pensiero d'amore; chi si sente in difficoltà ad esprimere verbalmente le proprie emozioni troverà in biblioteca un “love desk” con un “creativo delle parole” disposto a dargli una mano per comporre una missiva speciale. Da donare, come da tradizione, all'amato o all'amata, su un romantico biglietto appositamente realizzato dagli artigiani del Laboratorio didattico Arte Grafica.

Marco Lando, Patrizia Belli, Leonardo Franchini e Maddalena Bertolini saranno i quattro “Scrittori in prestito” per il “San Valentino Sos”, iniziativa proposta per la prima volta quest'anno dalla Biblioteca civica che - in questa particolare occasione - vuole dimostrare come, con un po' di buona volontà ed una capace spalla, sia facile riuscire a trovare le parole adatte per dire alle persone quanto ci stanno a cuore, scrivere le frasi perfette per esprimere l'amore. Dietro al vostro lavoro ci saranno nomi noti del panorama lirico trentino, garanzia di serietà e riuscita: Patrizia Belli, giornalista professionista e scrittrice, è stata responsabile dell’Ufficio Stampa del Comune di Rovereto e attualmente è corrispondente Ansa. Collabora con varie riviste. Autrice di racconti, opera nel volontariato, vive e lavora a Rovereto. Leonardo Franchini è regista, critico e scrittore locale mentre Maddalena Bertolini vive a Pergine: dopo gli studi classici ha scelto la professione di ostetrica che affianca nel suo percorso di scrittura; ha pubblicato tre romanzi, un libro di poesie e una trilogia in prosa. Infine Marco Lando, pure roveretano, dedito alla poesia contemporanea; compare in diverse antologie, alcune delle quali con traduzione in inglese: per le sue liriche riceve spesso onorificenze e riconoscimenti.

E se Cupido - per qualche ragione - non vi attirerà verso il “love desk”, a disposizione degli utenti ci sarà uno speziale, Bruno Coveli, che metterà a disposizione consigli e suggerimenti derivanti dall'antica sapienza popolare: rimedi naturali per curare il “mal d'amore”.

fonte: Paola Malcotti - l'Adige di oggi, giovedì 14 febbraio 2013
 

lunedì 11 febbraio 2013

BiblioTech, una biblioteca interamente digitale. Made Usa.

Avrebbe potuto essere unicamente una curiosità da geek incalliti, se non fosse che in questo caso la vicenda gira intorno ad una singolare biblioteca e al suo, ancora più particolare contenuto: 10.000 titoli in versione digitale, che potranno essere facilmente accessibili agli utenti registrati grazie all’utilizzo di appositi tablet. E lo spunto per tale iniziativa, portata avanti da un bibliofilo accanito che di nome fa Nelson Wolff, e di mestiere il giudice della Contea di Bexar, sarebbe arrivato dalla vicina University of Texas at San Antonio, e da un certo Steve Jobs. Oltre ai computer accessibili sul posto, saranno infatti disponibili supporti trasportabili destinati a prestiti della durata di due settimane. Una rivoluzione destinata a fornire ai cittadini un servizio all’avanguardia. Più che una biblioteca insomma ben le si addice la definizione di BiblioTech.

Un luogo di incontro e di scambio di conoscenze, nel quale il digital divide possa essere progressivamente colmato innescando un processo di democratizzazione delle risorse, in un contesto esterno a quello, ancora troppo elitista, delle biblioteche universitarie. Non resta che aspettare l’autunno per saperne un po’ di più, e cercare di capire se i buoni propositi procederanno al meglio. Nel frattempo bisogna ammettere che Wolff sembra avere le idee chiare: "Sappiamo tutti che il mondo sta cambiando…Ho letto libri dalla copertina rigida, e io stesso ho una collezione contenente 1.000 prime edizioni. I libri sono importanti per me, ma tutto evolve e questo è il modo migliore per rendere un servizio alla comunità..."

fonte: Booksblog.it

domenica 10 febbraio 2013

Libri e Italia: è emergenza culturale

"Serve un libro bianco sui problemi dell'editoria e una legge strategica che promuova la lettura come uno dei bisogni sociali prioritari della Nazione". Lo dice all'Adnkronos il sottosegretario all'Editoria, Paolo Peluffo, sottolinendo come nella campagna elettorale si parli "poco di capitale umano. E invece siamo di fronte a una vera e propria emergenza culturale".

Un'emergenza, sottolinea, che "è molto più antica della crisi economica di oggi ma ne è una delle ragioni principali. La crisi dell'editoria, sia nel settore dei libri sia nel comparto quotidiani e periodici, aggrava la situazione di un Paese nel quale il 55% della popolazione adulta non legge neanche un libro l'anno. Un paese - insiste Peluffo - in cui il 46% della popolazione adulta ha soltanto il diploma di licenza media inferiore".

fonte: AdnKronos



sabato 9 febbraio 2013

"Il primo gesto" di Marta Pastorino

A che cosa si deve rinunciare per potere infine diventare se stessi? Questo l'interrogativo sul quale Anna Pastorino costruisce il suo romanzo d'esordio, "Il primo gesto" in libreria con Mondadori.

Anna, la protagonista lascia la casa dov'è cresciuta, facendo perdere le proprie tracce. Nella città dove giunge, trova un lavoro davvero singolare per una ragazza giovane come lei: assiste una donna anziana, Maria, con grande dolcezza, occupandosi senza risparmio del suo corpo malato e ascoltando i racconti sul nipote amatissimo che la signora non vede da anni. La stessa notte in cui Maria muore, Anna dà alla luce un bambino.

Ma il dolore del passato è troppo vivo, paralizzante, e ancora una volta lei deve scappare. Abbandona il figlio in ospedale, a un destino ignoto: comincia così un nuovo viaggio, alla ricerca di una salvezza dalle colpe. Le proprie e quelle degli altri.
L'incontro con una giovane straniera e con la sua famiglia sono per Anna una piccola oasi dove riprendere le forze. Presto il suo viaggio si trasforma, diventa ricerca: la meta è Giovanni, il nipote misterioso di Maria. Egli le insegnerà un nuovo modo per conoscere il proprio corpo e se stessa, attraverso le tecniche della danza sensibile...

L'autrice scrive un romanzo scabro, essenziale. Tocca temi scomodi, brucianti fino all'indicibile, e lo fa con coraggio e delicatezza, grazie a una lingua che procede per sottrazione, per piccoli scarti di misurata intensità. La narratrice ci conduce attraverso la storia con la sicurezza di una coreografa che sa nascondere la fatica e il dolore nell'eleganza di un movimento. Ci racconta come la spontaneità di un gesto d'amore - quell'abbraccio che tutti riceviamo appena venuti al mondo - possa essere per qualcuno una conquista, possibile soltanto a costo di perdere tutto e di affrontare una a una le ombre del proprio passato.

Marta Pastorino è nata a Genova nel 1978, vive e lavora a Torino, dove collabora ai laboratori di scrittura creativa e storytelling della Scuola Holden; ha pubblicato racconti in diverse antologie e il racconto lungo "Effetti collaterali" (Meridiano Zero 2006); ha scritto per il teatro con la compagnia BlucinQue e lavorato per la Fondazione Merz.

"La sincerità di Marta Pastorino è così abbagliante che a volte vorresti chiudere gli occhi. Ma non puoi, non c'è riparo. Devi lasciare che ti conduca nel territorio che sta oltre la tua paura".
Paolo Giordano

Byblos, la rassegna per gli estimatori della carta

Appuntamento, oggi e domani - sabato 9 e domenica 10 febbraio 2013 - con la Rassegna Byblos, al Parco Esposizioni Novegro, a Segrate (MI).
Con la sua formula semplice che lega sullo stesso piano espositivo il libro antico e il libro usato, comunque da collezione, Byblos è diventato un appuntamento riconosciuto ed apprezzato da parte degli intenditori e un’occasione per avvicinare nuovo pubblico alla passione per la “carta”.

Nell’ambito infatti della Manifestazione sono ospitate anche diverse proposte come stampe, mappe, cartoline e soggetti artistici di vari periodi. Dall’edizione dello scorso ottobre è stata avviata l’esperienza degli “Incontri di Byblos”: in uno specifico spazio allestito al centro del padiglione che ospita la Mostra, personaggi della cultura e dell’informazione daranno vita a lezioni e dibattiti su diversi argomenti culturali.
 
info: Byblos
 

giovedì 7 febbraio 2013

"Siamo ancora tutti vivi"

La riforma della scuola miete vittime negli istituti di provincia, e anche a Villa Erminia il liceo classico sta per essere chiuso. Per molti degli studenti, fra cui Eva, che soffre di SLA e ha bisogno di un liceo senza barriere architettoniche, questo potrebbe significare la fine degli studi. Per protesta, a pochi giorni dalla fine dell'anno scolastico un gruppo di studenti si barrica dentro l'edificio. Per il mite Emilio, la carismatica Stella, la brillante Erica, il misterioso Matteo, la vivace Greta e le amiche del cuore Eva e Danielle ha inizio un'estate indimenticabile, fatta di lotta, sacrificio, perseveranza, nuove amicizie, amori che finiscono e altri che iniziano nel momento meno opportuno. Intorno, gli adulti: la preside, il provveditore, i genitori e il consigliere provinciale Augusto Pini, politico pasticcione che rimane invischiato nell'occupazione.

"Siamo ancora tutti vivi", romanzo di Giulia Blasi edito da Mondadori, è un intreccio di sogni, nuove amicizie, amori e ribellione da cui nessuno dei personaggi vuole dividersi. Emilio non riesce a dimenticare Erica. Erica ha paura di perdere il patrigno, sua unica certezza. Stella non vede mai suo padre. Greta vive per suonare la batteria. Matteo è un mistero per le persone che ha intorno. Tutti sono studenti del liceo di Villa Erminia e hanno poche settimane per salvare la loro scuola, che rischia di chiudere sotto i colpi dei tagli all'istruzione.

Giulia Blasi (Pordenone - 1972), vive e lavora a Roma. Ha pubblicato il romanzo Deadsexy (Lint, 2001) e la raccolta di racconti Nudo d'uomo con calzino (Einaudi Stile Libero, 2009). Ha partecipato come autore a diverse antologie, scritto per il cinema e lavorato in televisione. Per Mondadori ha pubblicato Il Mondo prima che arrivassi tu (2010). Vive in una casa piena di libri e dischi e ha un disperato bisogno di nuovi scaffali (praticamente come me). Le piante sul suo terrazzo sono tutte morte, ma lei non dispera (e qui no: le mie sono tutte vive!).

martedì 5 febbraio 2013

Paper and Salt: i grandi scrittori in cucina

Da Benedetta Parodi a Gordon Ramsay, passando per Jamie Oliver fino ai recenti successi di Carlo Cracco, sono ormai anni che i libri di ricette mantengono saldamente i primi posti nelle classifiche di vendita. I loro autori sono cuochi affermati o esperti amatori, solitamente aiutati da una popolarità che nasce soprattutto dal mondo della tv. L’abbinamento cibo-libri quindi sembra funzionare bene e forse è proprio quello che hanno pensato gli ideatori di "Paper and Salt" che hanno affiancato gastronomia e letteratura in modo originale.

Si tratta di un sito che propone decine di ricette ideate da famosi scrittori. Navigando tra le pagine ci si imbatte per esempio nella Treacle Tart di George Orwell, cucinata con pane raffermo, panna e zenzero. Oppure in un cocktail a base di latte, rum, brandy e ben sette uova, firmato (è il caso di dirlo) da Edgar Allan Poe.

Andando avanti con la lettura dei post è facile trovarsi a immaginare, per esempio, J.D. Salinger che spizzica il suo roast beef marinato con senape ed erbe, mentre scrive dell’intramontabile Holden Caulfield. O le avventure di Peter Coniglio che prendono forma mentre la sua autrice Beatrix Potter sgranocchia biscotti di marzapane. Ci sono poi, tra gli altri, Henry James e il suo gelato alla vaniglia con pesche sciroppate, Raymond Chandler e il pesce spada “alla siciliana” o il grande Hemingway con la trota al bacon.

Su Paper and Salt non si trovano soltanto ricette, ma anche vere e proprie discussioni su temi culinari, come l’arte della panificazione, tanto cara a nomi del calibro di Emily Dickinson e Virginia Wolf, quest’ultima nota a chi se ne intende per il suo pane cottage loaf a due strati.

fonte: Andrea Bressa @ Panorama.it

sabato 2 febbraio 2013

"Gli onori di casa" Giménez

Né Petra né Fermín sono entusiasti del caso di cui devono occuparsi, perché è un caso ‘freddo’, con un morto di cinque anni prima. L’imprenditore Adolfo Siguán era stato ucciso in circostanze su cui la famiglia aveva preferito glissare: era insieme ad una giovanissima prostituta che gli aveva teso una trappola, accordandosi con il suo protettore che avrebbe interrotto le effusioni e svaligiato la casa. Qualcosa era andato storto, Adolfo Siguán era morto. La ragazza aveva scontato una pena per favoreggiamento, l’assassino era fuggito ma era stato ucciso a sua volta due mesi dopo a Marbella. Caso chiuso. Anche se la ragazza aveva sempre difeso l’uomo, dicendo che quella sera, a sorpresa, si era presentato in casa un italiano che aveva commesso l’omicidio. Ora la vedova ha convinto il giudice a riaprire il caso. Poco dopo che Petra e Fermín hanno ripreso i contatti con le persone coinvolte, qualcuno spara alla ragazza che aveva intrattenuto Adolfo Siguán la sera della sua morte.

"Gli onori di casa" sprizza vivacità in ogni sua componente. Perché la trama porta gli investigatori in Italia, alla ricerca di tal Franco Catania, il misterioso uomo di cui il nuovo compagno della ragazza assassinata si è lasciato sfuggire il nome.

Il nuovo romanzo di Alicia Giménez Bartlett è qualcosa di più di un giallo, è una commedia tinteggiata di nero. E chi già conosce i due protagonisti può immaginare lo scambio di battute tra di loro su argomenti che spaziano dalla crisi economica all’armonia di coppia, dalla maternità al rapporto tra figli e genitori. Le allusioni a Shakespeare ricorrono poi come un gioco tra Petra e il suo vice, finché la commedia gialla si trasforma in una tragedia dalle tinte così fosche aleggianti intorno ad un dramma familiare che neppure il Bardo avrebbe osato affrontare.

L’ambientazione italiana, l’incontro con una coppia di «sbirri» inversamente proporzionale a Petra e Fermín, l’intreccio movimentato, fanno de "Gli onori di casa" un romanzo particolarmente felice. Come sempre l’ispettrice Delicado e il suo vice si muovono con intelligenza e ironia e giocare fuori casa dà alla coppia conquistata dalla vacanza romana, se possibile, una marcia in più.

Questo libro è la dimostrazione che anche un romanzo ‘di genere’ può essere un’ottima prova narrativa, offrendo spunti di riflessione e mettendo a nudo i mali della società. La trama è piacevole e coerente. Sempre presente la vena ironica.